
Fontana in Piazza Venezia, Trento.
Ferma al semaforo pedonale aspetto il verde per poter attraversare la piazza e andare a sostenere l’esame con il professore più pignolo della storia.
E mentre me ne sto lì assorta nei miei pensieri il suonatore di fisarmonica incomincia a suonare alle mie spalle.
Mi mette di buonumore e, mi fa tanto Parigi.
Dalla mia Moleskine, 29 gennaio 2010
“è quello che sai che ti uccide, o è quello che non sai?”, Afterhours
È il pensiero ricorrente da ieri, insieme ad un’insana voglia di violenza che scaricherei volentieri in una lunga partita a Modern Warfare 2 se solo fossi in grado di coordinarmi nel gioco usando il joystick.
Sto postando dall’ E71, di getto, perchè è in momenti come questo che sento il bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri. Se chiudo gli occhi mi si presenta uno spettacolo di cui farei a meno, ed è in quell’istante che maledico la mia fervida fantasia.
Mi bastano pochi input per crearmi una visione fin troppo dettagliata di situazioni reali od immaginarie.
Questa volta ho scelto di sapere, fino in fondo. E me ne sorbisco le conseguenze.
Perchè io al mio papi gli voglio bene, perchè è l’unico papi che chiamo così, mica come quell’altra svampita che chiama papi chiunque le capiti alla festa dei 18 anni con una collana patacca oro-sbrilluccicosa.
Gli voglio bene perchè ai miei 18 anni mi ha regalato un mazzo di fiori, scelti e confezionati da lui e, il permesso di comprare la mia prima macchina.
Gli voglio bene perchè sa quanto mi manchi giocare a soft-air e questa sera mi ha detto che un giorno o l’altro vuole tornare sul campo a giocare. E devo esserci anche io.